DAVID LYNCH #1 – Oltre la regia

Sceneggiatore, attore, musicista, pittore… soprattutto, è uno dei più noti autori cinematografici che, proprio in questo momento, sta vivendo un momento di rinnovata celebrazione, anche grazie all’uscita nei cinema di uno dei suoi film più acclamati, adesso in versione restaurata: stiamo parlando di David Lynch e della sua pellicola Strade perdute.

Un noir intenso ed intrecciato, tipico dello stile lynchiano (e sai di aver fatto il botto quando il tuo cognome diventa aggettivo), che presenta infatti tutti quegli elementi con cui il pubblico aveva già avuto a che fare nella produzione cinematografica precedente dell’autore e, soprattutto, nella famosissima serie TV I segreti di Twin Peaks.

La sua carriera come regista e sceneggiatore è certamente la più conosciuta, ma il grande genio artistico di David Lynch non si limita a questi soli strumenti espressivi.

I segreti di Twin Peaks, Laura Palmer (Sheryl Lee)

Molti anni prima di diventare l’autore di una delle più iconiche battute televisive – Chi ha ucciso Laura Palmer? – il suo sogno artistico ha inizio con la pittura, quando aveva solo 14 anni. Dopo aver frequentato diverse accademie ed essersi trasferito più volte, trova a Filadelfia l’illuminazione che lo avvicina alla macchina da presa.

“From the painting I heard a wind and the green started moving and I thought: Oh, a moving painting but with sound. And that idea stuck in my head. A moving painting.”

(“David Lynch. The Art Life”, film documentario, 2016)

Dalla pittura al cinema, dalla musica alla fotografia, il repertorio di David Lynch pare infinito. Tra una tecnica e l’altra, però, non si colgono cesure; i prodotti del Lynch pittore, regista, musicista e fotografo, sono complementari gli uni agli altri, in un continuo dialogo che affina e arricchisce idee ricorrenti. Per questa ragione alcuni, analizzando il suo lavoro, parlano di un’unica grande opera, olistica e totalizzante.

Se in tutti i suoi lavori da regista celebra la propria passione per la musica – nel 2011 esce il suo primo album da cantante e musicista – attraverso lunghe scene di esibizioni canore, spesso superflue ai fini della trama ma fondamentali per lo stile e la poetica di Lynch, anche la produzione fotografica è legata con un filo ai suoi film.  

Nel 2007 viene pubblicato, dalla Fondation Cartier Pour L’art Contemporain, il libro fotografico “Nudes” e dieci anni dopo vede la luce il sequel “Digital Nudes”.

Digital Nudes, ©Fondation Cartier pour l’art contemporain

Il soggetto di queste due raccolte già testimonia quello che si è detto sulla connessione tra produzione cinematografica e fotografica: in pieno stile lynchiano, le immagini di “Nudes” e “Digital Nudes” sono un’eclatante, urlante, potente celebrazione della figura femminile.

Il voyeurismo insistente, con questo campo così stretto ed attento ai dettagli anatomici, da una parte crea un’atmosfera quasi fiabesca, per l’impalpabilità di quelle pelli così delicate, quasi trasparenti; dall’altra esprime un’aggressività verso quei corpi, come se l’obiettivo della macchina fotografica, addentrandosi così profondamente, li assaltasse realmente e ripetutamente.

D’altronde Lynch non è nuovo al tema della violenza psicologica e fisica ai danni delle donne. Possiamo citare la celeberrima Laura Palmer, il cui corpo privo di vita dà inizio a tutte le vicende de I segreti di Twin Peaks, passando a Dorothy Vallen, interpretata da Isabella Rossellini nella pellicola Blue Velvet, per finire con la giovane Luna protagonista di Cuore Selvaggio. Tutte queste donne, pur essendo diverse e affrontando vicende varie, sono vittime della malvagità del mondo – altro tema ricorrente della produzione di Lynch — e di uomini prevaricatori (spesso gangster).

Non mancano però anche figure femminili artefici del male, come Marietta, madre di Lula, che di fatto è responsabile dell’intera odissea scegliendo di inseguire la figlia scappata insieme al fidanzato, per eliminare quest’ultimo (ci fermiamo qui per non svelare troppo a chi ancora non ha visto il film). Ancora più enigmatica è la femme fatale Renée/Alice in Strade Perdute: da vittima assassinata dal marito diventa a sua volta carnefice in qualità di Alice, donna seducente che finisce per raggirare il giovane Pete.

Cuore selvaggio, Marietta (Diane Ladd) in una delle scene più iconiche

La figura femminile, attrazione incessante per Lynch, ondeggia tra celebrazione e mistero, espressione del bene del mondo e fonte di tormenti.

Un altro elemento che avvicina gli scatti di “Nudes” e “Digital Nudes” all’opera cinematografica di Lynch è, come abbiamo già citato, l’interesse per i dettagli anatomici. L’obiettivo si sofferma in maniera quasi maniacale sulla carne, con il risultato che tutta quella materialità diventa inconsistente, eterea, una forma astratta. I seni e i fianchi disegnano curve di luci ed ombre, perdendo spesso la propria denotazione.  

A rafforzare il sentimento di perdita di riferimenti concreti è la scelta di utilizzare un grande formato di stampa. Le immagini occupano la pagina intera, si dividono in mezzo alle pieghe del libro e, così, nascondono ancora meglio i loro segreti, le proprie verità.

In questo modo, le sue fotografie costruiscono un mistero di cui non ci svela la soluzione, come accade in molte sue pellicole.

David Lynch costituisce certamente uno dei più grandi geni artistici viventi, non solo per il modo in cui ha inciso sull’evoluzione del cinema e della serialità televisiva, sancendo nuovi canoni e forme narrative. La sua profonda visionarietà artistica non ha potuto limitarsi ad un solo strumento espressivo. Di questo non possiamo che essere grati perché così possiamo godere di questo grande pensatore in molteplici e variegate forme.

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